Ines Poggetto. Partigiana combattente nella Resistenza

La commemorazione dell’Anniversario della Liberazione d’Italia è un’occasione per ricordare coloro che hanno contribuito a liberare l’Italia dall’occupazione nazista e dal fascismo, e nelle Valli di Lanzo ci fu una donna minuta e gentile, una maestra di Lanzo: Ines Poggetto (1919-2007), donna della Resistenza e per tutta la sua vita figura significativa della cultura delle e nelle nostre Valli.

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Ritratto di Ines Poggetto realizzato da Giorgio Cestari

Nel 2019, a cento anni dalla sua nascita, è stato tenuto a Lanzo un convegno promosso dalla Città di Lanzo e dalla Società Storica Valli di Lanzo intitolato Ines Poggetto. Anima intensa delle Valli di Lanzo, per far memoria della sua personalità poliedrica impegnata su vari campi della cultura e della storia del territorio. Luciano Boccalatte, che l’ha conosciuta di persona, ha trattato il periodo della Resistenza, e di seguito si riporta uno stralcio del suo studio [1] che delinea molto bene il profilo di Ines Poggetto come donna della Resistenza, come Partigiana combattente.

«Il profilo della Resistenza di Ines, pur nella sua sinteticità burocratico-militare, emerge chiaramente dalla fonte “ufficiale”, la pratica di riconoscimento della qualifica di partigiano combattente, attribuita dalla Commissione accertamento qualifiche partigiane nell’immediato dopoguerra. [2] Il fascicolo, con altri pochi carteggi di trasmissione, contiene il Foglio notizie del Corpo volontari della libertà, sulle cui brevi note occorre soffermarsi. In primo luogo, come il modulo prestampato richiedeva, gli incarichi assolti: «Informatrice e fornitrice di armi e viveri: ospitava e curava partigiani infermi e feriti della Brg. stessa, effettuando un servizio continuo di staffetta». E poi, alla voce Operazioni: «26 giugno 1944 – Attacco Lanzo – e collegamento continuo della formazione: informazioni e servizi di staffetta». E ancora: «6-11 marzo 1944: a disposizione delle SS Tedesche – Trattamento cattivo. Rilasciata per interessamento del suo Direttore Didattico, Dott. Gilli Giuseppe. 27 giugno - 13 luglio 1944 – arrestata dai fascisti, detenuta a Lanzo e trattata in modo pessimo, condotta poscia in via Asti e quindi alle Nuove. Liberata, all’insaputa dei fascisti che l’avevano arrestata, perché il padre già si trovava in mano ai tedeschi, che lo eliminarono poco dopo, e la madre era inferma. Venne arrestata un’ultima volta il 21 gennaio del ’45 da reparti della “Folgore” e rilasciata in libertà vigilata per la reazione di molte persone del paese». Il documento è sottoscritto da Ines e dal comandante Natale Rolando che annota: «Ottimo elemento – merita considerazione».

L’11 gennaio 1947 Ines ricevette la delibera n. 18952 della Commissione regionale piemontese per la qualifica di partigiano, firmata dal generale Trabucchi, che la definisce partigiana combattente per il periodo dal 10 settembre 1943 alla smobilitazione, 7 giugno 1945, nei ranghi della 19a brigata Garibaldi.

Ines ne testimonia, sia nel racconto dell’arresto e dell’interrogatorio del giugno 1944 nella caserma torinese della Guardia nazionale repubblicana in via Asti (quei trattamenti «cattivo» e «pessimo» del Foglio notizie), sia in quello riguardante il viaggio compiuto per raggiungere il padre Moise nel campo di polizia SS e di transito di Fossoli di Carpi, prima della sua deportazione e morte ad Auschwitz: «Parto per Fossoli con lasciapassare, con lettere di accompagnamento, lettere di raccomandazione, diciamo, dei salesiani che mi indirizzavano ai loro istituti per avere aiuto. Viaggio disastroso: avevo cercato se potevo trovare un accompagnatore, qualcuno che mi accompagnasse, qualche donna sempre. Non ho trovato nessuno. […] In sostanza me ne sono andata da sola. Ho trovato delle brave persone che mi hanno ospitata e accompagnata fin sul posto, però si fanno degli incontri poco piacevoli. Io ero una giovane ragazza, e si fanno degli incontri poco piacevoli» [3]. Solo il coraggio e la fierezza di Ines le eviteranno esiti estremi, e il termine coraggio è una delle parole chiave del suo percorso di vita.

Infine il dolore che resterà incancellabile per la cattura, deportazione e morte del padre Moise. Un documento più tardo, una memoria consegnata a Gloria Arbib per la sua tesi di laurea e datata 3 settembre 1981, ne traccia il profilo: «Poggetto Moise di Emilio e di Foa Enrichetta, nato a Olten (Svizzera) il 24 maggio 1875, coniugato con Rolando Natalina Margherita, residente a Lanzo Torinese; morto ad Auschwitz il 7 agosto 1944. Papà era un uomo tranquillo, legato per un sentimento di ossequio e di fedeltà alla religione dei padri, buon patriota. Si recava a Torino per le feste solenni, che trascorreva con i fratelli e i nipoti, tutti riuniti, come vuole la tradizione. […] L’antifascismo di papà era una convinzione intima, ragionata della sua mediocrità: avrebbe fatto il suo tempo e si sarebbe esaurito, com’è nelle cose umane. […] Le leggi antisemite lo preoccuparono più per me (benché fossi “mista“ e cattolica) che per sé. […] Ai primi di marzo le SS ci arrestarono [Ines e la madre]. Siamo ostaggi per il comandante Rolandino. Dopo cinque giorni siamo fortunosamente liberate. […] Le vicende di papà, come vede, s’intrecciano con quelle della famiglia Rolando, non ebrea. A quelle vicende papà partecipò con passione, generosamente, da patriota più che da politico, com’era nella sua natura» [4].

L’intervista termina con il resoconto delle sue continue, persecutorie convocazioni al comando fascista, contro le quali la madre protesta con veemenza, e si chiude così: «E da quel giorno, mi hanno lasciata tranquilla. Siamo poi arrivati al 25 aprile, in quel modo lì». Una chiusa priva di retorica (quella retorica a volte più presente nelle memorie maschili!), che la accomuna a molte testimonianze femminili, non solo italiane – ancora un rinvio, una suggestività, al generale contesto della Resistenza europea».

In ultimo, si ricorda che Ines Poggetto è stata anche una poetessa in lingua locale e sua è la poesia La fila dedicata a suo padre Moise:

An ponta dla fila

N’òm, ij cavej gris.

Papà?

Marciava pogià a so baston.

Marciava vers ël forn.

Ancontra a la mòrt.

Ma drit, ma fòrt.

Grazie Ines!

[1] Luciano Boccalatte, Ines Poggetto, donna della Resistenza, in Atti del Convegno Ines Poggetto. Anima intensa delle Valli di Lanzo, a cura di Bruno Guglielmotto-Ravet, Giuse Scalva, Laura Solero, Società Storica Valli di Lanzo, 2019.

[2] Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Difesa, Direzione generale per il Personale militare – III Reparto – X Divisione – Ricompense e Onorificenze, Ufficio per il Servizio Riconoscimento Qualifiche e per le Ricompense ai Partigiani, fasc. Ines Poggetto, 00983/g. Per una prima informazione sulle procedure di riconoscimento si veda, sul sito dell’Istoreto, l’introduzione alla Banca dati del Partigianato piemontese, <http://intranet.istoreto.it/partigianato/introduzione.asp>. Qui, ad nomen, si trovano le schede riassuntive di Ines e Moise Poggetto (03/2019).

[3] GASCO, Guerra alla guerra cit., p. 68.

[4] Archivio Centro “Grosa”, Corrispondenza / Ines Poggetto. Ringrazio Andrea D’Arrigo, responsabile dell’archivio dell’Istituto, per avermi segnalato e fornito copia di questo e degli altri documenti citati infra. Ma debbo sciogliere un debito di riconoscenza verso Ines: è grazie a lei che l’Istituto si avvale ora della sua opera in cui unisce passione e alta professionalità, e chi scrive ha incontrato un autentico e generoso amico.

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